Intervista a Marcantonio Raimondi Malerba

LE SUE CREAZIONI SONO SIMPATICI ANIMALI CAPACI DI ACCENDERSI! FIRMA LAMPADE, ARREDI E ACCESSORI PER I BRAND ITALIANI SELETTI E QUEEBOO E I SUOI GORILLA SONO IN ESCLUSIVA PER LE BOUTIQUE DI GIORGIO ARMANI.

MARCANTONIO SI FORMA COME SCULTORE ALL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI MA E’ BEN PRESTO AFFASCINATO DAL DESIGN E DALL’ASPETTO DI SERIALITA’ DI CUI SI CARATTERIZZA QUEST’ULTIMO.

In tutta la sua produzione ritroviamo evidenziato l'elemento naturale.

Così le lampade "Monkey lamp" sono simpatiche scimmiette da appendere alle pareti, le "Mouse Lamp" dolci topolini che stanno ritti sulle loro zampette, l' "Elephant lamp"  un romantico elefante che guarda la luna. Fanno parte della serie creata per Seletti in resina monocromatica (bianca o nera) e rifinita a mano.

Mentre al recente Salone del Mobile milanese ha presentato per Queeboo una giraffa a dimensione naturale che regge in bocca un lampadario in stile.

 

 

Talvolta è la combinazione tra oggetti di uso quotidiano e la componente naturale a dare vita a opere uniche o in edizione limitata. Il riuso e il riciclo diventano così un interessante leitmotiv della sua produzione.

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Abbiamo intervistato Marcantonio per conoscere più da vicino la sua poetica dell'oggetto. 

D: E’ notte. Hai spento tutte le tue lampade. Tranne una, che come in Jumanji prende vita. Di quale creatura si tratta? Che cosa combina in giro per la casa?

R: A parte tutti gli animali che ho fatto e che esprimono già una certa vitalità e un atteggiamento, sarebbe bello lasciare acceso un semplice neon e vedere che cosa fa. Lo immagino diventare molle e disegnare traiettorie matematiche in aria, labirinti luminosi che si delineano e scompaiono lasciando una scia luminosa che si dissolve lentamente. Lo seguo per tutta casa, lungo il corridoio dove disegna arabeschi di luce fino ad arrivare al soggiorno davanti al divano, inizia a girare su se stesso fino a diventare un volume semi trasparente, una trottola inconsistente, diventa sempre più piccolo e denso fino alle dimensioni di una biglia, la prendo in mano e la metto in tasca. Ora è buio.

D: Il tuo io bambino incontra il tuo io adulto. Qual è la prima cosa che ti dice?

R: Si incontrano quotidianamente, il bimbo chiede di giocare, così fanno lunghe discussioni in cui il bambino non parla molto anzi non parla affatto, si limita a guardare negli occhi l'adulto di fronte a sé. E' quest’ultimo che cerca di argomentare con ragionamenti tra il razionale e l'onirico, il bambino continua a fissarlo, quindi l'uomo ci riflette su e controbatte, il piccolo lo guarda ancora, dritto negli occhi al che l'adulto trae una giusta conclusione e ringrazia il bambino.

D: Quale personaggio di “Alice nel paese delle meraviglie” potrebbe reinventarsi tra le tue mani? E quale arredo diventerebbe?

R: Le ceramiche del cappellaio matto potrebbero essere divertenti, il brucaliffo, oppure Il fungo!! Il fungo diventa un attaccapanni perché nasce sul muro.

D: Il dualismo natura-società è alla base della tua ricerca. Che cosa ti attrae dell’una e ti spaventa dell’altra?

R: Noi veniamo dalla natura e siamo natura. Ovviamente quello naturale è un richiamo molto forte, vediamo bellezza e sistemi meravigliosi in natura. Il tema è molto ampio e ci sarebbe da dire molto, ma a grandi linee posso dirti che la società si basa prevalentemente sugli interessi, gli introiti personali, lo è anche per me, e questo mette tutto su un altro piano, mi intimorisce un po’. Il rischio è che tutto diventi sofisticato ed innaturale. Tutti assieme formiamo un organismo, come le cellule di un corpo, vedremo cosa combineremo. La cosa che mi fa riflettere è che la natura si è evoluta attraverso la selezione naturale, che si basa sulla sopravvivenza e la morte, attraverso milioni di anni. Noi ora saremmo una specie già in grado di andare verso una scelta luminosa, migliorativa, e potremmo vederne i risultati nell’arco della nostra vita, invece credo che non stiamo usando la giusta coscienza e dovrà ancora essere la natura a scegliere chi far vivere e chi no.

D: Ci racconti il tuo modus operandi dall’idea alla costruzione del prototipo?

R: Sempre diverso, ma in linea di massima, se un’idea mi emoziona, la tengo dentro e quando arriva il momento di realizzarla lo faccio nel modo più fedele a come si è manifestata dentro di me. Ora sto lavorando ad una cosa che ho disegnato dieci anni fa, e la voglio fare esattamente come l'ho vista, è amore, gratitudine per essermi emozionato, non tradirei mai un’ idea buona. I modi per realizzare qualcosa sono vari, ho iniziato facendo le cose a mano, anche i disegni tecnici, ora in studio usiamo molto la modellazione 3d, io cerco comunque di usare le mani il più possibile. Se devo realizzare oggetti piccoli lo faccio sul tavolo comune dove i ragazzi dello studio lavorano vicino a me.

D: Quando l’arte incontra la serialità il rischio è che l’opera stessa possa venire banalizzata. Come superi questo conflitto quando crei un nuovo progetto?

R: E’ design, il design è così nel migliore dei casi. Il massimo per me è cercare di fare qualcosa di artistico che funzioni come design e quindi nella sua riproduzione, è una bella sfida ma questa è esattamente la mia cifra stilistica, o meglio quella che vorrei che fosse.

D: Ti chiama la Regina Elisabetta. E’ stanca delle solite statuette che la ritraggono molleggiata mentre saluta il suo popolo. Ti chiede una nuova idea. Qualcosa che la porti di diritto nel mondo del design. Cosa le proponi?

R: Le metterei una lampadina in bocca! Sicuramente nel Regno Unito venderebbe molto!!!

Be' in effetti potrebbe essere una buona idea per vederci più chiaro su tante situazioni! Grazie Marcantonio, ci ha fatto un grande piacere chiacchierare con te di design e di conoscere la tua interessante visione di società contemporanea.

Per conoscere meglio il lavoro di Marcantonio visita il suo sito web: www.marcantonio.it